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Tetris curiosità poco note: perché i mattoncini hanno proprio quelle forme

Luca Bernabinidi Luca Bernabini· 08/08/2026 07:33
Tetris curiosità poco note: perché i mattoncini hanno proprio quelle forme

I mattoncini di Tetris hanno quelle forme specifiche perché Alexei Pajitnov, il creatore del gioco nel 1984, cercava un equilibrio perfetto tra complessità ludica e semplicità visiva. I sette tetromini—blocchi formati da quattro quadrati—rappresentano una scelta matematica precisa: sono tutte le possibili combinazioni di quattro quadrati connessi ortogonalmente, niente di più, niente di meno.

Quando Pajitnov sviluppò Tetris su un Elektronika 60 presso il Moscow Computing Center, aveva un obiettivo chiaro: creare un puzzle che fosse accessibile ma profondamente strategico. I quattro quadrati non erano casuali. Due blocchi più piccoli sarebbero stati troppo semplici, cinque blocchi avrebbero reso il gioco caotico. Quattro era il numero magico.

La ricerca di equilibrio portò alla selezione dei sette tetromini classici: I, O, T, L, J, S, Z. Ogni forma ha una funzione precisa nell'economia del gioco. L'I rettangolare risolve le situazioni critiche. L'O quadrato è stabile ma ingombrante. Le L e J permettono rotazioni complesse. Gli S e Z creano situazioni di impasse che richiedono previsione tattica.

La geometria dietro la difficoltà crescente

Qui risiede il genio di Pajitnov. La scelta dei sette tetromini non era solo estetica: era Teoria dei giochi|strategica. Ogni forma interagisce diversamente con lo spazio disponibile. L'I, per esempio, è il blocco più ricercato perché l'unico che cancella quattro righe contemporaneamente.

La rotazione dei pezzi aggiunge un ulteriore strato di profondità. Non tutte le forme ruotano allo stesso modo. L'O non cambia mai orientamento. L'I ha solo due posizioni. Le altre forme hanno quattro rotazioni possibili. Questo crea una curva di apprendimento naturale: la semplicità iniziale cede il passo a complessità crescente man mano che il giocatore sviluppa competenza.

La velocità di caduta accelera progressivamente, ma i blocchi rimangono sempre gli stessi sette. Non è la varietà a creare difficoltà, ma l'interazione tra le forme fisse e le variabili di tempo e spazio. Un insegnamento cruciale per il game design ancora oggi.

Perché queste forme, non altre?

Nel 1984, Pajitnov avrebbe potuto teoricamente utilizzare pentomini—blocchi di cinque quadrati—o altri polimini. L'informatico russo scelse i tetromini per ragioni pratiche e ludiche. Quattro quadrati creano forme abbastanza diverse da generare varietà tattica, ma abbastanza simili da mantenere il gioco leggibile sugli schermi dell'epoca.

La memoria video era preziosa. Rappresentare sette forme diverse usando tetromini richiedeva meno spazio rispetto ad altri sistemi di blocchi. Era elegante dal punto di vista informatico: tutti i tetromini, ad eccezione dell'O, occupano una bounding box 4x4, rendendo le rotazioni e le collisioni computazionalmente efficienti.

Questo aspetto tecnico spesso viene sottovalutato nella storia videoludica, eppure rivela come i vincoli costruttivi del 1984 abbiano plasmato un capolavoro globale.

L'eredità matematica dei mattoncini

Da trent'anni Tetris mantiene esattamente questi sette tetromini. Nessuna variazione significativa nei decenni successivi. Varianti moderne hanno provato modifiche—blocchi speciali, power-up, forme alternative—ma il cuore rimane invariato. Perché? Perché la semplicità di sette forme crea uno spazio di possibilità così profondo che espandere il roster diventa superfluo.

La Psicologia cognitiva spiega questo fenomeno. Il nostro cervello elabora rapidamente pattern limitati. Sette forme sono sufficienti per creare sensazioni di novità costante mantenendo il riconoscimento istantaneo. Otto o nove forme avrebbero allungato il tempo necessario a identificare il pezzo in caduta.

Tetris Effect, il celebre gioco del 2018, aggiunge colori vibranti e musica sinestesica, ma i sette mattoncini rimangono invariati. Perfino The New Tetris su Nintendo 64, la versione più innovativa per meccaniche, non ha toccato la forma basilare dei blocchi.

Cosa ci insegna questa scelta

La storia dei sette tetromini è una lezione di game design raramente verbalizzata: i vincoli sono libertà. Limitare la varietà all'essenziale crea spazio per la profondità. Pajitnov non disponeva di risorsa computazionali per implementare dozzine di blocchi diversi. Questa limitazione lo costrinse a pensare come uno scultore: togliere fino a raggiungere la forma pura.

Il risultato? Un gioco che funziona identico su un Game Boy del 1989, su un telefono del 2024, su un arcade giapponese. I sette mattoncini resistono al tempo perché rappresentano una verità universale del design: la semplicità ben eseguita supera la complessità brillante.

Luca Bernabini
Luca Bernabini

Dagli anni '80 segue il mondo videoludico e colleziona rarità, dalle cartucce agli arcade. Ha viaggiato in Giappone per scoprire le origini di alcune storiche saghe e partecipa spesso a fiere tematiche come relatore. Luca ama approfondire la storia dei videogiochi per portare nuove curiosità ai lettori.