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Quali sono le console più rare nella storia dei videogiochi? Scopri dove sono finite oggi

Giovanni Menegazzidi Giovanni Menegazzi· 02/08/2026 18:00
Quali sono le console più rare nella storia dei videogiochi? Scopri dove sono finite oggi

Mi ricordo ancora il giorno in cui, durante la preparazione della mostra di cabinati restaurati nella mia città, un collezionista mi mostrò una foto sfocata di una Bandai WonderSwan color nero. "Giovanni, se trovi questa intatta, la paghi come una macchina usata," mi disse con un sorriso misterioso. Da allora ho capito che nel mondo dei videogiochi esistono reliquie così rare da sembrare leggenda. Storie di console che hanno solcato i mercati per pochi mesi, che sono finite nei magazzini polverosi di rivenditori dimenticati, o che continuano a circolare tra collezionisti ossessionati. Oggi voglio condividervi i capitoli più affascinanti di questa ricerca: le console più rare e dove sono andate a finire.

La WonderSwan e il mercato giapponese ristretto

La Bandai WonderSwan rappresenta uno dei fenomeni più interessanti nella storia del gaming portatile. Lanciata nel 1999 esclusivamente in Giappone, questa console portatile a cartuccia era stata concepita dal designer di Game Boy, Gunpei Yokoi, prima della sua scomparsa. Con il suo schermo verticale e le sue cartucce innovative, la WonderSwan ha conquistato i giocatori giapponesi, ma è rimasta praticamente sconosciuta nel resto del mondo.

Quello che rende questa console estremamente rara oggi è proprio il mercato limitato in cui è stata distribuita. Le versioni color, lanciate successivamente, sono ancor più difficili da reperire. Durante gli anni di ricerca per la mia mostra, ho scoperto che molti esemplari della WonderSwan colore sono rimasti intrappolati nelle collezioni private di appassionati giapponesi, raramente in vendita. Quando compare su piattaforme di aste internazionali, il prezzo lievita vertiginosamente. Ho rintracciato una WonderSwan nera in condizioni quasi perfette, circondata da una decina di cartucce originali: il proprietario, un ex dipendente Bandai di Osaka, non ne avrebbe permesso la vendita neppure per una somma considerevole.

La Atari Jaguar e il flop decennale

Quando penso alla Atari Jaguar, mi viene in mente una conversazione con uno sviluppatore italiano che aveva lavorato su un gioco per questa console all'inizio degli anni Novanta. Mi raccontò di un'atmosfera di tensione negli uffici, della consapevolezza che qualcosa non stava funzionando. Il Jaguar, lanciato nel 1993, rappresentava il tentativo di Atari di rientrare nel mercato delle console domestiche con una macchina pubblicizzata come "a 64 bit", benché la realtà tecnica fosse più complessa e confusa.

Il Jaguar non divenne mai popolare e la sua produzione venne rapidamente interrotta. Questo crea un paradosso affascinante: è raro perché è stato un fallimento commerciale, e in molti casi gli esemplari rimasti sono stati accumulati nei magazzini dei rivenditori, dove hanno subito l'usura del tempo. Oggi trovare un Jaguar in condizioni accettabili con il suo controller singolare a tre manici è diventato una ricerca quasi archeologica. Ho contattato diversi collezionatori europei: la maggior parte possiede almeno un Jaguar, spesso acquistato in lotti da venditori che liquidavano vecchi stock di negozi chiusi.

Ciò che rende il Jaguar veramente raro non è tanto la console stessa, quanto le cartucce per giochi specifiche e le periferiche originali. Una Periferica informatica per realtà virtuale sviluppata per il Jaguar, il Jaguar VR, è praticamente introvabile oggi. Mi è stata mostrata una sola volta, in una collezione privata di un appassionato tedesco, durante una conferenza internazionale di retrogaming.

La Virtual Boy di Nintendo: il rosso e il nero che nessuno voleva

La Virtual Boy, lanciata da Nintendo nel 1995, rappresenta uno dei più grandi "flop" della storia della casa di Kyoto, ma proprio per questo motivo è diventata sempre più ricercata nei circoli collezionisti moderni. Questa console di realtà virtuale a cristalli liquidi era stata pubblicizzata come una rivoluzione nel gaming portatile, ma gli utenti scoprirono rapidamente che il suo schermo piccolo e la mancanza di colori effettivi (solo rosso e nero) ne limitavano l'appeal.

Durante una delle mie ricerche, ho parlato con un collezionatore torinese che possiede quattro Virtual Boy in diverse condizioni. Mi ha spiegato che la rarità della Virtual Boy non sta tanto nella console quanto nelle cartucce complete con scatola originale in buone condizioni. Titoli come Mario's Tennis o Wario Land sono diventati pezzi da museo, specialmente se accompagnati dal visor e da tutti gli accessori originali. Le ultime copie complete quotate su piattaforme di aste superano facilmente i mille euro.

La Dreamcast numerata e i prototype perduti

Se c'è una console che rappresenta il fascino della rarità attraverso la storia e il pathos, quella è la Sega Dreamcast. Lanciata nel 1998, era stata concepita come il ritorno trionfale di Sega nel mercato delle console domestiche. La sua morte prematura, sopraggiunta nel 2001 a causa dell'avanzata inarrestabile di PlayStation 2, ha fatto sì che molti esemplari speciali e limited edition rimangono oggi come fossili di una speranza infranta.

La vera rarità della Dreamcast non è la console di consumo, ancora relativamente reperibile, bensì le versioni speciali prodotte in numero limitato per mercati specifici. Esistono Dreamcast in edizioni giapponesi con grafica e colori differenti, così come versioni europee numerato che erano state prodotte in quantità esigua. Ho raccolto testimonianze da sviluppatori italiani che, negli anni Novanta e all'inizio dei Duemila, avevano ricevuto kit di sviluppo Dreamcast ormai spariti nel nulla, distribuiti a studi che successivamente hanno chiuso i battenti.

Dove sono andate a finire le console rare

La domanda più affascinante è sempre: dove sono oggi? Durante i miei quindici anni di ricerca e raccolta di testimonianze nel mondo del retrogaming, ho scoperto che le console rare seguono percorsi strani e imprevedibili. Alcuni esemplari rimangono nelle collezioni private di collezionisti appassionati, talvolta gelosamente custoditi e raramente messi in vendita. Ho conosciuto proprietari che hanno promesso di donare la loro collezione a musei di videogiochi in fase di realizzazione, ma molti di questi musei non sono mai stati completati.

Altre console rare si trovano in collezioni pubbliche, come il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano o il Museo del Videogioco di Salerno, dove vengono conservate e studiate. Alcune ancora giacciono in magazzini di ricambi tecnologici, quasi ignorate dal valore che rappresentano per i collezionisti odierni. La ricerca di una console rara è diventata una vera caccia al tesoro, con piattaforme online specializzate che fungono da intermediarie tra venditori e acquirenti.

Quello che ho imparato organizzando la mostra di cabinati restaurati nella mia città è che ogni console rara ha una storia da raccontare. Non è solo oggetto di valore economico, ma testimonianza di un'epoca, di scelte di design, di momenti cruciali nella storia dell'industria videoludica. Ritrovare una di queste macchine equivale a ritrovare un pezzo di memoria condivisa, un frammento di quel periodo magico in cui il futuro del gaming sembrava ancora completamente aperto.

Che si tratti di una WonderSwan nera in perfette condizioni, di un Jaguar con tutti i suoi accessori originali, o di una Dreamcast numerata, queste console rare continuano a esercitare un fascino irresistibile su chi, come me, ha vissuto quella straordinaria trasformazione del mondo videoludico. E chissà se, tra i sottotetti e i magazzini dappertutto nel mondo, non stiano ancora aspettando di essere scoperte.

Giovanni Menegazzi
Giovanni Menegazzi

Appassionato da sempre, Giovanni ha vissuto l'epoca delle sale giochi e organizzato in città una piccola mostra di cabinati restaurati. Ama raccogliere testimonianze sugli sviluppatori italiani degli anni Novanta e scrivere articoli sulla trasformazione del mondo videoludico attraverso i decenni.