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Nuovi giochi soulslike annunciati: cosa distingue davvero i nuovi titoli dai classici del genere

Elena Torrisidi Elena Torrisi· 18/08/2026 09:00
Nuovi giochi soulslike annunciati: cosa distingue davvero i nuovi titoli dai classici del genere

Se sei un appassionato di videogiochi, probabilmente conosci bene quel mix di frustrazione e soddisfazione che caratterizza i soulslike. Negli ultimi mesi, però, le nuove uscite annunciate in questo genere sembrano voler scuotere le carte sul tavolo. Non si tratta più solo di cloni del capolavoro di FromSoftware, ma di titoli che tentano di reinterpretare le regole consolidate. Scopriamo insieme cosa rende davvero diversi questi ultimi arrivati dal canone classico del genere.

Cosa era il soulslike classico

Ricordi quando Dark Souls apparve per la prima volta? Era il 2011 e rivoluzionò il modo di intendere la difficoltà nei videogiochi. Il gioco non gridava aiuto, non spiegava tutto: dovevi imparare dai tuoi errori, osservare i nemici, capire i pattern. Era come imparare uno strumento musicale – fallivi, riprovavi, fino a quando il tuo corpo e la tua mente non si sincronizzavano con il ritmo giusto.

I classici del genere si basavano su pilastri ben precisi: combattimento tattico e deliberato, morte che comporta perdita di risorse, ambienti intricati da esplorare, boss memorabili che richiedevano dedizione. Il tutto condito da una narrazione enigmatica, dove le storie emergevano dai dialoghi rari e dalla descrizione degli oggetti. Erano giochi che non avevano fretta di spiegarti cosa stava succedendo.

Questa formula ha generato una vera e propria categoria: Elden Ring, Bloodborne, i vari Souls-like indie come Salt and Sanctuary. Hanno trovato un pubblico fedele perché rappresentavano un'alternativa genuina ai giochi mainstream, più indulgenti e narrativi.

Le innovazioni dei nuovi titoli annunciati

Ma cosa sta cambiando adesso? I nuovi soulslike che stanno arrivando non vogliono soltanto copiare la ricetta. Alcuni introducono Intelligenza artificiale adattiva nei nemici, che modificano il loro comportamento in base alle tue azioni nel corso della partita, non solo all'interno del singolo combattimento. Immagina di affrontare un avversario che impara dai tuoi attacchi precedenti non just in quel momento, ma nella sessione successiva.

Altro aspetto rilevante: la cooperazione asincrona sta diventando più significativa. Invece di limitarsi ai messaggi scherzi e agli aiuti occasionali, alcuni titoli permettono di lasciare registrazioni complete delle tue run, in modo che altri giocatori vedano esattamente come hai risolto una situazione difficile. È come avere una comunità di tutor sempre disponibile.

C'è anche chi ha scelto di alleggerire il peso della perdita di risorse dopo la morte, creando un sistema più permissivo: non tanto da togliere la tensione, ma abbastanza da permetterti di esplorare senza la paura costante di perdere tutto. Una sorta di compromesso tra facilità e sfida.

Infine, alcuni sviluppatori hanno capito che il genere funziona bene anche con protagonist diversi e narrazioni più lineari. Non tutti gli amanti del soulslike vogliono leggere wikihow per comprendere trama e lore; alcuni preferiscono una storia più diretta, pur mantenendo la sfida meccanica che caratterizza il genere.

Come i nuovi giochi reinterpretano il difficile

Un elemento che distingue nettamente i nuovi titoli è l'approccio alla difficoltà stessa. I classici soulslike erano difficili in modo uniforme: il gioco non variava. I nuovi arrivati, invece, spesso includono sistemi di Accessibilità integrati dal design iniziale, non come optional aggiunto dopo.

Questo non significa abbassare la sfida – alcuni rimangono rigorosi come i loro predecessori – ma permettere ai giocatori di personalizzare la loro esperienza senza sentirsi come "imbroglioni". È un cambio di mentalità importante: riconoscere che la sfida può essere personale, non universale.

C'è anche una maggiore consapevolezza sugli spunti motivazionali. I soulslike classici si basavano sulla gotta d'acqua che buca la pietra: provare e riprovare fino alla vittoria. I nuovi titoli mescolano questo con il playstyle progressione – piccoli traguardi che raggiungere tra una sconfitta e l'altra, per darti ragioni concrete di continuare.

Il ruolo della community e del feedback

Un aspetto che non puoi ignorare è come gli sviluppatori moderni ascoltano chi gioca. Durante lo sviluppo, molti di questi nuovi soulslike hanno avuto fasi di Early Access e testing comunitario. Questo ha permesso di affinare le meccaniche in base al feedback reale, non alle supposizioni interne.

Significa che questi giochi nascono già consapevoli di cosa funziona e cosa no nel genere. Non è sperimentazione alla cieca, ma evoluzione consapevole. La community diventa parte del processo creativo, non solo consumatrice del prodotto finito.

Inoltre, il supporto post-lancio è diventato standard. Gli aggiornamenti continuativi, il bilanciamento del gameplay, l'ascolto dei suggerimenti dei giocatori: tutto questo mantiene vivi i titoli molto più a lungo e permette agli sviluppatori di imparare dagli errori iniziali.

Cosa rimane uguale, nonostante tutto

Ma non fraintendermi: i pilastri fondamentali resistono. Il combattimento rimane tattico e punitivo. La morte ha conseguenze. Gli ambienti ricompensano l'esplorazione. I boss richiedono dedizione e pattern recognition. La narrazione mantiene un'aria di mistero.

Quello che cambia è come questi elementi vengono offerti, non la loro essenza. È come la differenza tra un'auto tradizionale e una ibrida: i principi della guida restano gli stessi, ma il viaggio è leggermente diverso.

I nuovi soulslike non scappano dal genere – semplicemente lo abitano in modo consapevole, rispettoso del passato ma orientato al futuro. Riconoscono che quello che ha fatto grande Dark Souls era la sua integrità meccanica, non la sua rigidità dogmatica. E questo, per chi ama questo genere, è esattamente quello che speravi di leggere.

Elena Torrisi
Elena Torrisi

Elena ha iniziato con le prime avventure testuali su floppy disk e non ha mai smesso di esplorare mondi digitali. Ha una collezione privata di hardware d'epoca, che usa ancora per sessioni nostalgiche, e scrive articoli di approfondimento sull'evoluzione delle console e dei giochi nel tempo.