Attacchi informatici gravi nel mondo: quasi raddoppiati negli ultimi 5 anni

Non sono incoraggianti i dati sulla Cyber Sicurezza e sugli attacchi informatici che emergono dall’ultimo rapporto del Clusit, l’Associazione Italiana per la sicurezza informatica. Lo studio che spiega lo stato dell’arte della sicurezza informatica dice, in sintesi, che sono in aumento gli attacchi, che questi fanno più danni. E che gli utenti sono esposti sempre con più frequenza al rischio di campagne generalizzate. E cioè a un tentativo di furto di dati indirizzato a milioni di persone, con la speranza che qualcuno “abbocchi”, e non ad attacchi diretti a determinati sistemi per l’importanza delle informazioni contenute. Questa è sicuramente una delle conseguenze dell’aumento dei dati personali richiesti per usufruire dei servizi su internet. Se da un lato diventano più sicuri, dall’altro gli hacker possono diventare interessati anche a profili “più semplici” rispetto a quelli istituzionali o di persone che ricoprono cariche rilevanti, nel pubblico o nel privato.

Dal mero punto di vista numerico, il rapporto del Clusit parla di dati praticamente raddoppiati nel corso degli ultimi cinque anni. Nel 2019, infatti, sono stati registrati 1670 attacchi informatici gravi. Un dato che si attesta al 7,6% in più rispetto al 2018 e che rispetto al 2014 (873 casi), segna di fatto il raddoppio, come accennato. La maggior parte degli attacchi (1.383, pari all’83%), rientra nella categoria del cybercrime. Stabili invece i  casi di spionaggio e sabotaggio, a quota 204, mentre sono in diminuzione gli attacchi riconducibili ad attività di guerra cibernetica, a quota 35.

Ma non è solo il numero degli attacchi a preoccupare. Si tratta anche del tipo di organizzazione che c’è dietro di essi e dei possibili bersagli. Come ha dichiarato all’ANSA Andrea Zapparoli Manzoni, membro del comitato direttivo del Clusit, la situazione acquisisce una inaudita gravità perché: “lotta senza esclusione di colpi […] mette in discussione e a repentaglio tutti i presupposti sui quali si basa il buon funzionamento dell’Internet commerciale e di tutti i servizi, online e offline, che su di essa fanno affidamento”. Non sono più soltanto le banche dati, le infrastrutture informatiche e i server ad attirare questi attacchi, ma anche smartphone, dispositivi di ogni tipo connessi a internet, e chat come quelle di WhatsApp o legate ad altre app e social.

Un quadro che si fa ancora più fosco se si aggiunge a queste considerazioni che dietro certi attacchi non ci sono più gli hacker “classici”, soggetti appassionati di informatica con un fascino per l’illegalità. Bensì minacce costituite da gruppi criminali organizzati, anche transnazionali, e apparati militari di intelligence a volte anche direttamente collegati a Stati Nazionali, gruppi civili o paramilitari e unità di mercenari al soldo di chi ha interesse a destabilizzare l’utenza di internet.