Un server di Minecraft in Vaticano: l’idea del gesuita Ballecer

Il prete gesuita Robert Ballecer ha deciso di aprire un server di Minecraft in Vaticano. La notizia sta facendo rapidamente il giro del web: desta infatti scalpore che la Chiesa possa interessarsi al mondo dei videogiochi, ma Ballecer ha un passato di tutto rispetto nel mondo dell’IT e la scelta non deve lasciare poi così sorpresi. Le sue intenzioni sono quelle di radunare una comunità creativa che possa poi proseguire nel mondo reale le relazioni che possono instaurarsi nel mondo virtuale. C’è inoltre la volontà di offrire un “ambiente meno tossico” a chi, evidentemente, trova tale gli altri server del gioco.

Queste le parole di Ballecer sulla scelta di aprire un server vaticano di Minecraft: “Desideravo offrire un luogo che potesse essere meno tossico. Puoi invitare persone che vogliono essere creative, che non vogliono essere tossiche e creare un ambiente nel quale esse possono esprimersi e costruire una relazione. Quest’ultima parte è la più importante. Questo è ciò che, in definitiva, voglio realizzare con il server. Non è una questione di tecnologia. Non è nemmeno una questione legata ai videogame. Si tratta di radunare le persone che possono magari far proseguire queste relazioni nel mondo reale.”

Insomma, Minecraft potrebbe diventare una nuova piattaforma di incontro per i fedeli. Ballecer aveva per altro utilizzato il proprio profilo Twitter qualche giorno fa per chiedere ai suoi followers quale gioco preferissero nell’eventualità dell’apertura di un server dedicato. Maggioranza netta a favore di Minecraft, e da lì la decisione: in questi giorni il server è in fase di test ma è già raggiungibile per lasciare un feedback all’indirizzo minecraft.digitaljesuit.com, al quale collegarsi all’interno del gioco.

Padre Robert Ballecer ha una formazione “tecnologica” che proviene dalla Silicon Valley, dove è stato a lungo per specializzarsi in consulenze tecnologiche e ingegneristiche, probabilmente da applicare proprio al Vaticano. Per questo la scelta deve sorprendere meno di quanto possa fare inizialmente. Questo il suo commento: “La Chiesa può usare la tecnologia per connettersi con molte altre persone. Si faranno degli errori, ma se la Chiesa non prova non potrà mai capire il tipo di potenziale donato dalla tecnologia. All’inizio, c’erano molte persone esitanti perché non capivano cosa stesse accadendo. Ma nel corso del tempo le persone hanno iniziato a capire: ‘Okay, sa quello che dice. Semplicemente è anche un prete.’ E, in definitiva, quello è il tipo di ministero che stavo cercando di creare”.