Scansione facciale obbligatoria per l’acquisto di una SIM: ecco dove

È diventato legge in Cina un provvedimento che farà molto discutere: chiunque voglia acquistare un nuovo cellulare o sottoscrivere un nuovo contratto con un operatore mobile dovrà non solo presentare il proprio documento di riconoscimento – come avviene per l’acquisto di una SIM in Italia, ad esempio – ma avrà l’obbligo di far scansionare il proprio volto al fine di certificarne l’identità. C’è insomma da “prestarsi” al riconoscimento facciale da associare alla propria utenza. Una misura di sicurezza che invade pesantemente il concetto occidentale di privacy e che, dalle nostre parti, assomiglierebbe molto a una schedatura con le impronte digitali.

Nel riconoscimento facciale c’è però il rischio di qualcosa di ancor più pericoloso: questo può essere potenzialmente utilizzato per monitorare minoranze etniche o per verificare la posizione e la presenza di chiunque viaggi all’estero, o si trovi per qualsiasi motivo nelle “liste nere” di stato, e quindi contro i dissidenti del regime totalitario cinese.
Il nuovo provvedimento – come si apprende da Repubblica – è stato emanato dal ministero cinese dell’Industria e dell’information technology, che ormai da diversi anni ha messo in piedi un sistema di controllo e monitoraggio che non ha eguali sul pianeta.

In Cina sono infatti presenti migliaia di telecamere che monitorano volti – si parla di una cifra vicina a 300 milioni di dispositivi, quattro volte quanti ne sono negli Stati Uniti –  alla ricerca di criminali, dissidenti e altre persone da tenere sotto controllo. E tutto questo senza considerare le altre reti: quelle della telefonia, dei soggiorni in hotel e persino il monitoraggio del traffico. I cinesi, però, sembrano maggiormente preoccupati del potenziale “di vendita” di dati di questo tipo, e non del controllo che potrebbero subire.

Le fonti governative sostengono che i provvedimenti sono presi per evitare le frodi, sempre più numerose, e per “proteggere i legittimi diritti e interessi dei cittadini nel cyberspazio”. Chi invece si occupa di diritti umani nel paese dell’estremo oriente non esita a sostenere che quanto intrapreso rappresenti un altro deciso passo verso il controllo capillare della popolazione. C’è la forte sensazione che in Cina il paradigma libertario e di connessione al mondo dato dalla tecnologia sia stato completamente capovolto: da strumento di apertura a strumento di controllo senza precedenti. Ma è una sensazione che, da qualche tempo, tocca da vicino anche l’Occidente.