Una recensione atipica di The Legend of Zelda Breath of The Wild


Un po’ in ritardo, si, ma ne è valsa la pena aspettare. Oggi abbiamo concluso la nostra recensione del titolo più bello del 2017.. è una recensione un po’ diversa dal solito, poco tecnica, molto legata alle emozioni che il gioco ci ha regalato. The Legend of Zelda: Breath of the Wild è uno dei pochi giochi che, nonostante tutto, è riuscito ad emozionare milioni di persone. Link è tornato…

 

 

Quando Breath of the Wild venne annunciato, destò molto scalpore nella gran parte dei giocatori, fedelissimi o non della serie. Personalmente, una volta visti i primi 10 secondi del trailer, sono riuscito a dire, pensare solo una cosa “WOW”, perché l’impatto visivo, emozionale era meraviglioso. 

Il “Giocatore Medio” invece, dall’alto della sua esperienza videoludica avrà sicuramente pensato: eccolo li il solito Zelda…! In un certo senso bisogna dargli ragione, perché il fine ultimo del titolo è sempre lo stesso, però è il modo in cui si deve arrivare alla conclusione del titolo che fa la differenza in un gioco come questo. 

E in questo senso, la Nintendo è maestra a sviluppare un proprio gioco, che all’apparenza sembra sempre uguale a se stesso, ma che in realtà nasconde tante grandi novità che vanno scovate, provate ed apprezzate solo con il tempo e con la passione. 


 

UN’AMBIENTAZIONE CHE LASCIA A BOCCA APERTA 

 

Un’ambientazione unica nel suo genere, dove è impossibile non innamorarsi anche solo di un umile filino d’erba. 

Nella mia vita, seppur ancora breve, da videogiocatore ho sempre dato molta importanza all’ambientazione, all’ambiente in cui mi sarei dovuto immergere per vivere una nuova esperienza. Ecco, il mondo che circonda Link è un qualcosa che sinceramente non ho mai visto in nessun altro gioco, The Legend of Zelda: Ocarina of Time escluso.. 

Se si va ad analizzare a livello tecnico ( non è il mio campo..) la realizzazione del mondo di gioco si troveranno difetti, texture a risoluzioni non all’altezza del periodo storico in cui viviamo e tante altre cose che non sto qui a scrivere perché sono state dette, sottolineate e alimentate da qualunque persona che, non è in grado di togliersi il cappello davanti ad un capolavoro del genere, solo perché non è disponibile sulla propria piattaforma di gioco preferita.

Il problema è proprio questo, i difetti in un titolo così, passano in secondo piano, e vengono surclassati dall’immersività, i colori, la maestosità e la maestria con cui è stato riprodotto un ambiente di gioco veramente unico e mai visto per quanto mi riguarda. Il fattore “Wow” è all’ordine del secondo, del minuto, dell’ora e del giorno. 

“Il mondo di Zelda è si enorme ma morto”. D’accordo, ci sono giochi in cui in ogni cm della mappa ci sono cose da fare, missioni secondarie, principali, quest ecc. Ma in questo caso, vi posso assicurare che passerete ore ed ore sopra il vostro cavallo, girovagando per il mondo per apprezzare ogni piccolo angolino della mappa. 

Good Job Nintendo, come quasi sempre del resto..


 

Cosa è cambiato rispetto al passato:

 è  la formula di gioco ad essere in pratica cambiata, accostandosi a quella di altri giochi open world: dalle torri di avvistamento cui dare la scalata per sbloccare i pezzi della mappa – aggiornando la tavoletta Sheikah che Link si porta dietro, praticamente uno smartphone fantasy – alle armi soggette al logorio della vita moderna e propense a mollarti a metà di un combattimento, fino alla ricerca spasmodica di set di armatura e altri capi di vestiario che ti facciano nuotare più velocemente, arrampicare più in fretta, ti proteggano meglio dagli eritemi solari o da un giavellotto sulla nuca. O facciano passare Link per una donna (il Gender-in-Zelda!!!1!). Link è sempre Link, cioè è l’ennesimo Link di una “leggenda” che ogni volta si reincarna in protagonisti diversi, ma cambia continuamente panni e armi in Breath of the Wild. Addio vecchia sequela di armi-gadget risolvi-problemi, in Breath of the Wild una spada, per quanto figa sia, è una spada. La usi finché dura, poi la butti via. Il dramma della spada-oggetto. 

 

LE EMOZIONI SONO LE PROTAGONISTE ASSOLUTE DEL TITOLO 

 

Scena tratta dal gioco.

Avete mai pianto dopo aver finito un gioco? Penso che la risposta della stragrande maggioranza di voi sia : “SI”. Ma voi, gente con la lacrima facile, capace di emozionarsi per la modalità storia di FIFA 17, avete mai pianto durante un’esperienza videoludica? 

Io si, e non so se è un caso, ma è successo solo due volte, ed in entrambe si trattava di un gioco della Nintendo. Ah si, ovviamente sto parlando di due titoli della serie di Zelda. Perché emoziona come gioco? La mia risposta è: non lo so.

The Legend of Zelda suscita nei suoi appassionati un sentimento di nostalgia sicuramente, perché per molti è stato magari il primo gioco che è stato esperienziato a lungo, o il primo gioco della propria vita, riportando così in auge vecchi ricordi da far ri-fiorire, grazie ad ogni nuovo titolo delle avventure di Link. 

Suscita un sentimento di emozione, perché seppur “vecchi” quando sentiamo la colonna sonora, vediamo Link combattere per salvare la Principessa Zelda non riusciamo a contenerci, godiamo letteralmente giocando ad un videogioco. Difficilmente succede, almeno a me. 


 

L’IMMEDIATEZZA DI UN GAMEPLAY BEN STRUTTURATO 

 

 

“ZELDA è un gioco per bambini” 

Avete ragione, è un gioco immediato, fruibile da tutti, grandi e piccini. Ah ho detto grandi? Si perché un gioco del genere necessita anche di molta esperienza videoludica se lo si vuole apprezzare fino in fondo. Sicuramente non è il gioco più difficile della storia dei videogiochi, ma nemmeno il più semplice. Se il Gameplay puro è molto immediato, ci sono però delle sfaccettature che richiedono ingegno, pratica ed esperienza, e ogni tanto anche un po’ di fortuna. Specialmente in alcune sezioni platform..

Breath of The Wild ha portato numerose novità a livello di gameplay, che hanno dato aria fresca, nuova ad una struttura che iniziava a mostrare la pesantezza degli anni che si portava dietro. La novità più interessante, secondo me, è la possibilità di esplorare il mondo anche in verticale. Si, perché Link adesso potrà arrampicarsi sulle pareti rocciose delle montagne… potendo così avere un controllo totale, a 360° della propria esperienza. 

Già che ci siamo, dimentica pure l’indulgenza tipica della serie Zelda, i tutorial infiniti, per far capire le basi anche al più distratto dei casual gamer con la memoria a breve termine di un pesce rosso. In Breath of the Wild i tutorial ci sono, certo, ma sono sparsi per il mondo, e come funzionino alcune meccaniche un attimo più evolute – dalla cucina al contrattacco, passando per l’utilissima parry con lo scudo – fai prima a scoprirlo sul campo. È un gioco che ti tratta da adulto, dicevamo, di conseguenza non te ne vai più in giro vestito felicemente da Peter Pan pure se c’hai quarant’anni. Breath of the Wild presuppone che tu sia un essere umano dotato di un cervello funzionante, indipendentemente dal fatto che sia il tuo primo o il tuo ventesimo Zelda. Lo stesso vale per i puzzle, presenti sia nei Sacrari – tempietti sparsi per la mappa e ciascuno legato a una prova diversa – sia per i più complessi dungeon dei Colossi. Enigmi che mettono in alcuni casi a dura prova l’intuito di chi li affronta e che spesso si possono risolvere in modo brillante con un minimo di pensiero laterale. È la serie che è finalmente cresciuta, perché le è cresciuto il pubblico attorno.

 

Di seguito trovate la scheda di valutazione…

 

 


Informazioni su Umberto Vittone

Creatore di Breakingames.it CAPO-REDATTORE Nato a Torino il 28 Luglio 1995, la prima esperienza videoludica l'ho avuta con Super Mario 64 sul Nintendo 64. Le mie saghe videoludiche preferite sono strettamente legate soprattutto ad esclusive Nintendo e sono : The Legend of Zelda, Super Mario Bros, F-Zero, Pikmin e Super Smash Bros . I generi videoludici che prediligo sono gli Action e i Platform, sia 2d che 3d. Altri interessi: Il tennis e tutto lo sport in generale, le serie Tv a tema avventuristico. Maestro di tennis , studente universitario appassionato di giornalismo, sport, cinema e serie Tv.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci il CAPTCHA prima di confermare. *